im Shooter è stato uno dei nomi più influenti della storia del fumetto americano. A soli 14 anni scriveva per la DC Comics; a 18 riuscì a farsi assumere da Stan Lee alla Marvel con una disarmante sicurezza: “So perché i fumetti della DC sono brutti, e posso spiegartelo.”

Nel 1978, con Stan Lee ormai spostato a Los Angeles, Shooter diventa Editor-in-Chief della Marvel. È un periodo difficile per l’azienda, ma grazie al suo pugno di ferro e alla sua visione editoriale, riesce a riportare ordine e a rilanciare la “Casa delle Idee”.

Shooter impone regole ferree:

Ogni albo deve uscire puntualmente: vietate ristampe, al massimo storie riempitive.

Continuità rigorosa tra tutte le testate: se nevica su Thor, deve nevicare anche su Spider-Man.

Cancellazione delle serie sotto le 100.000 copie (a meno che non siano artisticamente valide).

Sotto la sua direzione nascono capolavori:

Gli X-Men di Chris Claremont

Il Daredevil di Frank Miller

I Fantastici Quattro di John Byrne

Il Thor di Walt Simonson

E l’iconico crossover Secret Wars (1984), scritto da lui stesso, che introduce tra l’altro il costume nero di Spider-Man, preludio alla nascita di Venom.

La sua carriera in Marvel si conclude nel 1987, dopo conflitti con artisti di forte personalità come John Byrne e Frank Miller. Ma anche dopo il licenziamento, Shooter resta attivo: fonda la Valiant Comics, che negli anni ’90 diventa una delle realtà indipendenti più forti, prima di venire estromesso anche da lì.

Visionario, talvolta tirannico, sempre lucido: Jim Shooter ha costruito pezzi fondamentali del fumetto moderno. La Marvel di oggi deve molto a quel ragazzo che, a 14 anni, scriveva storie migliori di molti adulti